Confessioni per cena
Piegare il silenzio per conoscersi meglio
Aperture di cuore mentre meno te lo aspetti.
Ti ricordi la canzone di Malika Ayane “Adesso e qui (Nostalgico presente)”, in cui nel ritornello risuonava “silenzi per cena”? Te la lascio in fondo per un momento amarcord.
Il pasto in una famiglia è un momento particolare della giornata. Da una parte è un pensiero che attanaglia generazioni di mamma e papà:
Cosa cucinerò stasera, col minimo sforzo e il massimo rendimento?
Questo problema mi tocca poco: mia moglie è un’ottima cuoca e si diverte a variare e sperimentare, per quanto la pasta in bianco e i sofficini siano sempre soluzioni a portata di mano.
Portiamoci alla fase in cui, in qualche modo, siamo riusciti tutti a sederci a tavola con un piatto pieno davanti.
Riesci a immaginarlo?
Superiamo anche la fase in cui i bambini assaggiano, si lamentano, rovesciano l’acqua, devono andare improvvisamente in bagno, hanno un attacco di tosse che rigetta quanto ingerito, giocano con la forchetta come fosse un forcone, relegano la verdura alla periferia del piatto, chiedono se c’è il dolce.
Ecco, superiamo questi piccoli episodi, e le nostre crisi di nervi associate.
Cosa rimane?
Questo è il tema della newsletter di oggi.
Il confessionale
In cucina non abbiamo la televisione e, quando si mangia, spegniamo anche quella dello soggiorno per non avere distrazioni.
Di solito il mood generale tende al silenzio. Io e mia moglie, ancora suonati dalla giornata, proiettiamo reciprocamente il sogno di una serata tranquilla con abbiocco sul divano; loro, le due belve, architettano, sempre reciprocamente, qualche piano per procrastinare l’incombenza di andare a letto.
In questa battaglia mentale, a volte qualcuno esce dal suo guscio di pensieri e racconta un episodio di giornata; spesso questa miccia viene accesa da noi grandi, quando vediamo le bambine distratte dal compito del mangiare.
Di recente, è capitato che Figlia Grande si aprisse in confessioni del suo vissuto quotidiano totalmente inaspettate.
Ci ha parlato di tale Lucas, che nell’inter-mensa (suona molto di Metaverso, ma è il periodo tra la mensa e la ripresa delle lezioni), le ha urlato qualcosa nell’orecchio, e che lei è andata a confessare questo dispetto alla maestra, la quale in modo democratico li ha fatti sedere entrambi al banco.
Potevo perdermi un assist così raro, come un colpo di tacco alla Guti, ma fatto da un difensore scarpone [enfatizzo la rarità dell’evento, Guti era un signor calciatore]?
Le ho chiesto come si fosse sentita, imbeccandola con “triste” o “arrabbiata”? Anche perché “delusa dal giudizio di un organo superiore che non aveva visto i fatti”, lo vedo troppo da comizio pre-referendum.
Lei se n’è uscita con un “arrabbiata”, accompagnata da qualche lacrima. Allora la mamma, che compensa il mio lato metafisico olistico emozionale, con un grande pragmatismo, le ha suggerito di far valere la propria volontà con le giuste parole oppure di lasciar correre e andare a giocare con le amiche più strette.
Come un fiume in piena, ha voluto raccontarci chi facesse parte della schiera di amiche più strette - che cambia più velocemente delle opinioni di Salvini sulla famiglia del bosco - e del fatto che Eldana sia entrata a farne parte, chi l’avrebbe mai detto.
Non contenta, saltando di palo in frasca, ha voluto aggiornarci sulla fioritura del girasole da poco piantato nel giardino della scuola, sulla logistica della mensa e sul funzionamento della LIM (spiegazione per generazioni con figli già grandi).
Ero sazio, non della pasta in bianco che ristagnava intonsa in quasi tutti i nostri piatti (tranne in quello di Figlia Piccola, che ha un ordine di priorità in cui il cibo è re incontrastato).
Vivere la quotidianità riportata con entusiasmo e emozione mi ha fatto capire lati del suo carattere che ipotizzo di conoscere, per poi essere smentito.
Auto reprimenda
In un flashback da film hollywoodiano, torno indietro di quarant’anni e mi chiedo se, a quell’età, io fossi o meno loquace a tavola. Non ho ricordi vividi di miei racconti ai tempi delle elementari.
Sono ben conscio che, dalle medie in poi, sono caduto in una catalessi verbale, che non mi faceva proferire parola durante pranzi e cene casalinghe. Una serie di monosillabi componevano una sinfonia sterile, che gettava i miei genitori in un posto ignoto - che solo ora comprendo - e me in una indifferenza del bisogno primario adulto [sapere cosa passi nella testa dei figli].
Buona parte delle cene durava pochissimo, finita la mia parte chiedevo (o forse no?) di potermi alzare per rifugiarmi in camera. Le mie figlie non sono ancora adolescenti, magari funziona anche oggi così.
Mi piacerebbe capire se un’impostazione di apertura alla conversazione e alla condivisione possa rallentare quel processo di innalzamento dei muri, che avverrà per carità.
Il mio carattere, diamo sempre colpa a lui che non si offende, non mi ha consentito di realizzare che uno sfogo in più davanti a una minestra o un polpettone avrebbe alleggerito non solo il me adolescente, ma anche i miei genitori. Solo ora - con ancora grande fatica perché un imprinting quarantennale è difficile da scardinare - a volte riesco a condividere qualche piccolo aneddoto o pensiero, ricevendo in cambio una pacca comprensiva.
Per noi, intendo me e i miei genitori, parla chiaro il non detto. È il nostro codice di comunicazione. Non è il massimo, ma abbiamo imparato ad accettarlo.
Torniamo a Malika.
Lasciarsi o tenersi?
Silenzi per cena
Conoscersi
Lasciarsi le mani
Non è quello che ci spetta
Né buone idee
Né baci per strada
Adesso e qui
Nostalgico presente
Per quanto la canzone parli di due persone che si godono gli ultimi momenti di silenzio prima di lasciarsi, torniamo a quel concetto che ritorna spesso su Genitori Instabili: essere presenti con la testa nel momento che stiamo vivendo, anche davanti a una frittata frettolosa con gli avanzi del frigo.
Un silenzio o uno sfogo recepito, compreso, accompagnato e rispettato può essere un elemento di rinforzo di quel ponte tibetano che è, semplicemente, la relazione con i nostri figli.
Alla prossima!
Crediti: se non esplicitati, le immagini sono prese a titolo gratuito dal sito pixbay, tenor, generate con Ideogram, ChatGPT, Bing AI Creator o di produzione personale


