Overwhelmed
Sopraffazione e resurrezione
Caro Genitore Instabile,
questa newsletter non sarebbe dovuta uscire.
La settimana appena trascorsa è stata la classica goccia che fa traboccare il vaso, tanto da sentirmi sopraffatto da tutte le cose che mi stanno ruotando attorno. Scrivo più per sfogo che per intrattenimento, spero mi scuserai e ti giustifico se cestinerai questa mail.
Se invece anche tu sei stato/a provato/a dal lungo mese di Gennaio, e vuoi confrontarti e confortarti con i miei errori, allora sei nel posto giusto.
RAM Esaurita
Lavorando nel mondo dell’informatica, la metafora del memoria del computer affiancata alle performance del mio cervello calza a pennello. Beh, devo dire che ho esaurito la mia capacità computazionale, mantenendo le minime funzioni vitali: mangiare, bere, presenziare in ufficio, completare le azioni base della routine familiare, digitare qualche tasto del telecomando, lavarmi e infilarmi il pigiama.
Ma come mi sono ridotto a ciò? Sappiamo tutti che Gennaio dura 287 giorni, ma non può essere una scusante.
La spiegazione che mi sto dando è che ho messo troppa carne al fuoco: pensa che quest’anno non mi ero neanche prefissato i canonici buoni propositi.
Fatto sta che, in ordine sparso, nell’ultimo periodo mi sono ritrovato a:
Lavorare su almeno tre progetti lavorativi devastanti, che sarebbero già difficili da mettere a terra in un anno, figuriamoci in tre mesi.
Impiegare quasi tutto il mio tempo libero nello studio della finanza personale, muovendo i primi passi e monitorando ogni ora la variazione di centesimi dei miei piccoli investimenti. Questo ha portato ad un uso ancora più compulsivo del telefono - che già era uno dei miei talloni d’Achille - e ad un senso di inquietudine ed instabilità.
Riscuotere dalla biblioteca un paio di prestiti - non riesco a spiegarmi la legge per cui i libri arrivano tutti nello stesso momento - tra cui il bellissimo “4 3 2 1” di Paul Auster, la cui scrittura è un’opera divina ma la sintesi non è nelle sue corde (in questo caso, sto parlando di 1088 pagine). Ci guardiamo a vicenda, lui dal comodino e io dal letto: sono a pagina 53.
Affrontare l’ultimo mese in cui posso accedere ad un vasto catalogo dei giochi della Playstation: l’abbonamento annuale sta finendo e voglio sfruttare fino all’ultimo l’occasione di provare nuovi giochi.
Trovare nuovi spunti per la newsletter, annotarli, svilupparli e mantenere la costanza dell’uscita settimanale: come avrai intuito, sto faticando.
Mantenere il buon trend di tre sessioni settimanali in palestra: sono arrivato a recuperare al sabato una seduta persa in settimana, manco dovessi prepararmi per le Olimpiadi di Milano-Cortina (nel senso di affrontare gli agenti ICE).
Incastrare attività per i prossimi otto weekend, pieni di eventi nuovi ma che si concentrano in questo periodo dell’anno. Sono dovuto ricorrere ad una agendina cartacea per non perdere il filo.
Prenotare le visite mediche di routine che solitamente piazzo ad inizio anno, ben distanti delle visite mediche di routine della macchina, per spalmare i costi.
Guardare in tempo reale tutti i risultati di tutte le partite degli Australian Open, raggiungendo il picco con la semifinale Djokovic-Sinner, con circa 800 refresh dell’app. Sempre detto che lo sport fa male.
Probabilmente mi sto perdendo qualcosa, ma come ti dicevo sono fuso.
Ah, sì: continuare a gestire le figlie, con i primi malanni dell’anno, staffette con moglie e nonni e altre cose piacevoli.
Sarebbe il momento di fermarsi, i segnali del fisico parlano chiaro: il mio sguardo inebetito mentre la gente mi parla, il movimento da zombie in casa, svuotare la lavastoviglie prima del lavaggio o riempirla con i piatti puliti, fare la barba una volta a settimana (di grazia).
Ma non ci si può fermare; posso però alleggerire, anzi devo.
Come venirne fuori?
La soluzione, di per se, è semplice: togliere attività e pretendere meno da me stesso.
Vediamo se riesco a fare mente locale:
Il lavoro non si può togliere, ma posso provare ad affrontarlo con altro mood: dare il mio massimo, con la consapevolezza che i miracoli non sono nelle mie hard skills. Però, faccio bene i caffè alla macchinetta.
La finanza personale: non ci ho pensato per quarant’anni e mi sono messo in testa di diventare Warren Buffett in un mese. Asticelle alte ne abbiamo? A me, ne avanzano. Lascerò andare in automatico i miei primi tentativi di investimenti e aggiungerò piccoli nozioni poco alla volta. L’8xmille alla Caritas può avere senso per il “me, futuro indebitato”.
Per la dipendenza da cellulare, c’è solo un rimedio: è lui. Ho bisogno di mettere una barriera fisica tra me e questo mezzo infernale. Probabilmente rimarrò murato fuori a vita, in tal caso tirerò fuori dal cassetto il Nokia 3310.
Per la lettura, ho stretto un patto con il diavolo (la mia bibliotecaria). Visto che quel tomo fa paura a tutti, mi rinnova il prestito per un paio di mesi, così diluisco le pagine.
Per i videogiochi, mi guardo all’indietro e posso dire di aver sfruttato appieno l’abbonamento: quando scadrà, riprenderò alcuni giochi vecchi che avevo lasciato indietro. A piccole dosi e senza l’ansia che scadano.
Per la newsletter, devo cambiare metodo: più si avvicina la domenica, più mi viene l’ansia di non avere il pezzo pronto. Il martedì sera ho un paio di ore libere, e le sfrutterò per mettere le fondamenta al testo. Le idee sono tutte in un caveau in Svizzera.
Sulla palestra non cedo, ma posso perdonarmi se dovessi saltare una delle tre sedute ogni tanto. Anche qui devo ricordarmi che nell’ultimo ventennio la mia principale attività fisica è stata quella di vedere lo sport in TV.
Per i weekend tematici, ormai sono organizzati: c’è da dare ancora qualche limatina, e poi potrei anche godermeli, che dici? Anzi, ci saranno un sacco di spunti per le prossime newsletter.
Le visite mediche direi di mantenerle, che non si sa mai. Tra l’altro, quando vanno bene - di solito per fortuna è così - per un ipocondriaco come me, mi danno una sacco di morale e smontano molte teorie impalcate dal mio cervello che mi vedono morente nel giro di pochi giorni.
Il tennis è uno sport sadico che devo abbandonare. Negli ultimi trent’anni siamo stati delle chiaviche, mannaggia alla nuova generazione che adesso ci fa palpitare. Negli ultimi tre anni ho fatto un’abbuffata che mi ha catapultato in questa situazione di nausea mista a bene strettamente necessario: alcuni parlerebbero di droga. Blocco l’app, e vedo i risultati alla sera. Ecco, magari Wimbledon lo guardo.
Ecco il mio piano di risurrezione: mi sono stancato solo a scriverlo, ma è una stanchezza liberatoria.
Non chiedermi però di correggere errori ortografici o di battitura: questa settimana non ce la posso fare. Ora cerco un’immagine decente e la incollo da qualche parte, così completo l’opera.
Scusa per l’ennesima uscita ad uso personale, ma ogni tano ne ho bisogno.
Spero in qualche modo di essere d’aiuto, a chi magari non vede ancora il precipizio ma potrebbe intravederne i segnali.
Un abbraccio e alla prossima!
Crediti: se non esplicitati, le immagini sono prese a titolo gratuito dal sito pixbay o generate con Ideogram, ChatGPT, Bing AI Creator o di produzione personale



Caro Luca, rallenta soprattutto prima di diventare dipendente dalle giornate troppo piene. Io sono su quell'altalena che ha, ai due estremi della corsa, la soddisfazione per aver compiuto tutto il "compibile" della giornata, e il malumore per non avere neanche un attimo per racimolare pensieri vacui. Vince sempre la prima, il mio sistema nervoso ormai va alla ricerca di quella soddisfazione
Ussignur Luca
Rallenta
Troppa carne al fuoco
Bello eeehh belloooo avere tutti questi progetti , ma per me è NO ( mi sento un po Mara Maionchi)
Fai slittare qualcosa, se no, non assapori niente.
❣️